Come si legge
Il modo di scrivere ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli, al punto che, quando ci approcciamo a un documento antico, la calligrafia con la quale è redatto è un indicatore molto importante del periodo a cui esso risale.
Il documento che vedete qui è scritto con una con grafia di passaggio fra scrittura curiale e minuscola papale; si tratta di una commistione fra curiale antica e minuscola carolina con elementi di minuscola diplomatica ed è una scrittura di transizione che si riscontra nei documenti redatti sotto i pontificati di Gelasio II (1118-1119) e Callisto II (1119-1124) pertanto, in mancanza di altri elementi, basterebbe già questa calligrafia da sola a fornire degli estremi piuttosto precisi per la datazione del documento.
Quali sono i segni riconoscibili di questa scrittura?
La scrittura curiale è una calligrafia caratterizzata da aste molto allungate in verticale e forme tondeggianti. Ogni cancelleria aveva la propria forma di scrittura.
La minuscola carolina, da cui derivano anche la minuscola papale e quella diplomatica, è un tipo di scrittura semplificata e che punta alla leggibilità; prende il nome dall’imperatore Carlo Magno, alla cui epoca si diffuse, ed è caratterizzata dalla forma regolare delle singole lettere, ben separate tra loro, e dalla diminuzione ‒ fin quasi a scomparire ‒ di legature e abbreviazioni.
Illustrare il tipo di scrittura usata sfortunatamente non la rende più semplice da leggere: coloro che fossero curiosi di conoscere il contenuto del documento possono trovarne la trascrizione realizzata due secoli fa dall’erudito Girolamo Tiraboschi qui alle pagine 92-93.
Una piccola anticipazione: si tratta di un privilegio con il quale Callisto II estese la giurisdizione del vescovado di Modena su territori che sarebbero dovuti essere sotto il controllo dell’Abbazia di Nonantola.