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L'indice dei libri proibiti

Index Librorum Prohibitorum
 

Il rapporto tra Chiesa e stampa non fu sempre idilliaco.
Così come i libri potevano essere utilizzati per diffondere l’ortodossia, controllare i fedeli e istruirli, allo stesso modo erano stati spesso un mezzo per la circolazione di idee eretiche.
Al fine di limitare il più possibile la circolazione di testi non ortodossi o anche semplicemente sospetti agli occhi della Chiesa, nel 1559 Papa Paolo IV (Gian Pietro Carafa) creò l’Indice dei libri proibiti, un elenco delle opere di cui erano vietate il commercio, il possesso e la lettura.
L’indice era diviso in tre sezioni (dette classi): autori la cui produzione era interamente proibita (prima classe), testi di dubbia ortodossia (seconda classe), testi e opere anonime, libri senza note tipografiche, testi di magia, astrologia, ecc. (terza classe).

Sapete quale testo insospettabile era presente nella prima edizione dell’Indice?
La Bibbia. Ben quarantacinque edizioni diverse della Bibbia e tutte le traduzioni della stessa in volgare si trovavano all’Indice.

La seconda versione dell’Indice, il cosiddetto Indice Tridentino del 1564, è quella che si trova all’interno di questo volume.
L’elenco dei testi proibiti era preceduto da un’introduzione nella quale venivano elencati i dieci principi secondo i quali l’Indice era stato redatto.

L’Indice dei libri proibiti continuò a esistere fino al 1966.

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