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Accanto alle illustrazioni, l’altro elemento fondamentale di ogni codice è la scrittura.
Qui potete osservare una parte della Legge Salica, alle carte 20v e 21r. A proposito, sapete cosa indicano le lettere r e v accanto al numero di pagina?
Sono un'indicazione che si usa nella numerazione delle carte dei manoscritti; ogni carta ha un recto, cioè la parte davanti, e un verso, cioè il retro.

In queste pagine potete notare l’utilizzo del colore rosso per evidenziare i titoli dei vari articoli di legge.
Frequente e comune all’interno di manoscritti antichi è la presenza di abbreviazioni convenzionate. L’utilizzo di tali abbreviazioni, nate inizialmente per risparmiare tempo, si diffuse via via da scriba a scriba, da copista a copista, finendo per costituire un vero e proprio complesso di abbreviazioni e segni convenzionali. Tali abbreviazioni in parte prendono le mosse dalle note tironiane, dei segni simili a quelli utilizzati dalla stenografia, in uso già in epoca romana.
In particolare due note tironiane si conservarono all'incirca fino al XV secolo, una simile a un '7' (”⁊“) che vale et in latino ed e nei testi in lingua volgare, e una simile a un '9' che vale cum e con.
Le abbreviazioni invece possono essere fondamentalmente di cinque tipi, sulla base di come queste sono formate: per troncamento cioè quando alcune lettere finali della parola vengono omesse, per contrazione cioè quando alcune lettere intermedie della parola vengono omesse, segni con significato proprio cioè gruppi di lettere che hanno sempre lo steso significato, segni con significato relativo cioè gruppi di lettere il cui significato cambia a seconda delle lettere che li accompagnano e per segni convenzionali, cioè segni grafici, solitamente analfabetici, che talvolta possono sostituire anche intere frasi di uso ricorrente.


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