GRAZIE GUTENBERG: LIBRI ANTICHI IN ARCHIVIO
Secondo molti studiosi, la più grande invenzione dell’epoca moderna è stata la stampa a caratteri mobili, messa a punto dal tedesco Johannes Gutenberg che il 23 febbraio del 1455 realizzò il primo libro ottenuto con il metodo dei caratteri mobili, una Bibbia.
La particolarità del metodo di Gutenberg stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri, disponendoli in modo diverso, per stampare pagine differenti tra loro. Questo permetteva una maggiore velocità e varietà nelle operazioni di stampa rispetto al metodo xilografico, in uso fino a quel momento, dove la matrice di stampa era realizzata da un unico blocco di legno e pertanto poteva essere utilizzata per stampare sempre e solo la stessa pagina.
In poco tempo la tecnica si diffuse in tutta Europa e rivoluzionò il modo in cui la cultura e le informazioni venivano diffuse e trasmesse.
La Chiesa comprese subito le potenzialità offerte da questa nuova tecnologia sia nel campo della diffusione dei precetti religiosi che in quello del controllo ‒ morale ma anche giuridico ‒ dei fedeli. Non è certamente un caso che, nel primo secolo di vita della stampa, circa il 75 % dei volumi realizzati fosse di argomento religioso.
Tra incunaboli e Cinquecentine, daremo ora uno sguardo più da vicino ai libri conservati nella biblioteca antica di questo Archivio per scoprire qualcosa di più sulle caratteristiche fisiche dei libri antichi e sul rapporto tra Chiesa e stampa.
Aspettate. Un’ultima cosa prima di cominciare. Sapete cosa sono gli incunaboli e come si classificano i libri antichi?
Secondo una suddivisione di tipo bibliografico, rientrano nella definizione di libri antichi tutti i testi stampati dal 1455 al 1829.
Quelli stampati tra il 1455 e il 1500 sono incunaboli ‒ che letteralmente significa “in culla” ‒gli altri prendono il nome dal secolo in cui sono stampati (cinquecentine, seicentine, settecentine).
Incunaboli: La vita di San Geminiano
Cinquecentine: un riflesso della vita della chiesa
Dopo il Concilio di Trento: Il Sinodo del vescovo Sisto Visdomini